Ungaretti: mio fiume anche tu

2.
Ora che pecorelle cogli agnelli
si sbandano stupite e, per le strade
che già furono urbane, si desolano;
ora che prova un popolo
dopo gli strappi dell’emigrazione,
la stolta iniquità
delle deportazioni;
ora che nelle fosse
con fantasia ritorta
e mani spudorate*
dalle fattezze umane l’uomo lacera
I’immagine divina
e pietà in grido si contrae di pietra;
ora che l’innocenza
reclama almeno un’eco,
e geme anche nel cuore più indurito;
ora che sono vani gli altri gridi
vedo ora chiaro nella notte triste.
Vedo ora nella notte triste, imparo,
so che l’inferno s’apre sulla terra
su misura di quanto
l’uomo si sottrae, folle,
alla purezza della tua passione.

Traducción literal:

2.
Hoy que las ovejas y los corderos
se desbandan súbitas y, por la calle
que alguna vez fue urbana, se desolan;
hoy que prueba un pueblo
después de las lágrimas de la emigración,
la necia iniquidad
de la deportación:
hoy que en las fosas
con fantasía retorcida
de manos ensuciadas*
en la fatuidad humana el hombre lacera
La imagen divina
de la piedad en llanto se contrae de piedra;
hoy que la inocencia
reclama al menos un eco
y gime aún en el corazón más endurecido;
hoy que son vanos todos los demás llantos
veo claramente en la noche triste.
Veo en la noche triste, comprendo,
que el infierno se abre en la tierra
en la medida en la que
el hombre se sustrae, demente,
a la pureza de tu pasión.

Traducción libre:

2.
Ya las ovejas y corderos
se desbandan súbitamente y, por la calle
que alguna vez fue urbana, se resbalan;
prueba un pueblo hoy
después de las lágrimas de la emigración,
la necia iniquidad
de la deportación:
hoy que en las fosas
con fantasía retorcida
y manos ensuciadas*
en la fatuidad humana el hombre lastima
la imagen divina
de la piedad de piedra que se contrae en llanto;
hoy que la inocencia
reclama al menos un eco
y gime aún en el corazón más endurecido;
hoy que son vanos todos los otros llantos
veo claramente en la noche triste.
Veo ya en la noche triste, comprendo,
que el infierno extiende en la tierra
su medida en cuanto
el hombre de excluye, demente,
de la pureza de tu pasión.

*spudorata. Es un vocablo que se relaciona, según advierto, directamente con el verbo escupir. Las manos escupidas son aquí el símbolo antitético de las manos clavadas al madero, que han sufrido la pasión, la muerte. Por tanto quise mantener el sentido de spudorata como sinónimo de ‘sucio adrede’ o ‘voluntariamente sucio’, como una suciedad que se adquiere conscientemente.
En italiano, verbos en infinitivo: espettorare, sputare.

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Ungaretti: mio fiume anche tu

3.
La piaga nel Tuo cuore
la somma del dolore
che va spargendo sulla terra l'uomo;
il tuo cuore è la sede appassionata
dell'amore non vano.
Cristo, pensoso palpito,
astro incarnato nell'umane tenebre,
fratello che t'immoli
perennemente per riedificare
umanamente l'uomo,
Santo Santo che soffri,
maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
per liberare dalla morte i morti
e sorreggere noi infelici vivi;
d'un pianto solo mio non piango più.
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Traducción literal:

3.
La herida en Tu corazón
la summa del dolor
que va esparciendo el hombre sobre la tierra;
tu corazón es la sede apasionada
del amor no vano.
Cristo, pensante pálpito,
astro encarnado en la humana tiniebla,
hermano que te inmolas
perennemente para reedificar
humanamente al hombre,
Santo Santo que sufre
maestro y hermano y Dios que se hace débil,
Santo, Santo que sufre
para librar de la muerte a los muertos
y sostenernos [a los] infelices vivos;
de un llanto solo mío que ya no lloro más.
Bien, Te llamo, Santo,
Santo, Santo que sufre.

Traducción libre:

3.
La herida en Tu corazón
la summa del dolor
que sobre la tierra va esparciendo el hombre;
es tu corazón la sede apasionada
del amor no vano.
Cristo, pálpito pensante,
astro encarnado en la tiniebla humana,
hermano que te inmolas
perennemente para rehacer
humanamente al hombre,
Santo, Santo que sufre
para librar de la muerte a los muertos
y los vivos infelices sostener;
no lloro más este lamento sólo mío.
Te llamo, por eso: Santo,
Santo, Santo que sufre.

Mr. Greg.

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Próximo ejercicio: Ungaretti [Cuídenme los dioses!]

Mio fiume anche tu

 1.
Mio fiume anche tu, Tevere fatale,
ora che notte già turbata scorre
ora che persistente
e come a stento erotto dalla pietra
un gemito d'agnelli si propaga
smarrito per le strade esterrefatte;
che di male l'attesa senza requie,
il peggiore dei mali,
che l'attesa di male imprevedibile
intralcia animo e passi;
che singhiozzi infiniti, a lungo rantoli.
Agghiacciano le case tane incerte;
ora che scorre notte già straziata,
che ogni attimo spariscono di schianto
o temono l'offesa tanti segni
giunti, quasi divine forme, a splendere
per ascensione di millenni umani
ora che già sconvolta scorre notte,
e quanto un uomo può patire imparo;
ora, ora, mentre schiavo
il mondo d'abissale pena soffoca;
ora che insopportabile il tormento
si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
ora che osano dire
le mie blasfeme labbra:
"Cristo, pensoso palpito,
perché la tua bontà
si è tanto allontanata?".
2.
Ora che pecorelle cogli agnelli
si sbandano stupite e, per le strade
che già furono urbane, si desolano;
ora che prova un popolo
dopo gli strappi dell'emigrazione,
la stolta iniquità
delle deportazioni;
ora che nelle fosse
con fantasia ritorta
e mani spudorate
dalle fattezze umane l'uomo lacera
I'immagine divina
e pietà in grido si contrae di pietra;
ora che l'innocenza
reclama almeno un'eco,
e geme anche nel cuore più indurito;
ora che sono vani gli altri gridi
vedo ora chiaro nella notte triste.
Vedo ora nella notte triste, imparo,
so che l'inferno s'apre sulla terra
su misura di quanto
l'uomo si sottrae, folle,
alla purezza della tua passione.
3.
La piaga nel Tuo cuore
la somma del dolore
che va spargendo sulla terra l'uomo;
il tuo cuore è la sede appassionata
dell'amore non vano.
Cristo, pensoso palpito,
astro incarnato nell'umane tenebre,
fratello che t'immoli
perennemente per riedificare
umanamente l'uomo,
Santo Santo che soffri,
maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
per liberare dalla morte i morti
e sorreggere noi infelici vivi;
d'un pianto solo mio non piango più.
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

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